All’età di 17 anni lessi un libricino: “Illusioni” di Richard Bach (*in basso*), sì, proprio quello del gabbiano Jonathan Levingston. Ma questo libricino era diventato così prezioso per me allora, che le sue pagine iniziarono a squinternarsi per la quantità di volte che le avevo sfogliate. Sentivo che sollecitava lo sviluppo di mie sopite verità inconsce…

Regalavo il libricino agli amici a cui volevo bene ma spesso loro mi guardavano con un’aria interrogativa… aprivano le prime pagine e non capivano nulla: si simulavano infatti una serie di impronte digitali sporche in mezzo a parole il cui significato sarebbe stato chiaro solo all’ultima pagina del libro. Io lo trovavo geniale! Le prime pagine del romanzo apparivano come scritte a penna, su fogli di un vecchio quaderno a righe, tutto imbrattato di grasso; dopo la lettura della seconda di quelle pagine “sporche” e incomprensibili molti si fermavano. Vedevo chiaramente che mi ritenevano bizzarra per quel regalo per loro oscuro. Ma io… mi sono riconosciuta molto spesso poi nella mia vita in quel “messia riluttante” del libro, che non voleva essere seguito dalle folle, ma voleva essere libero di esprimersi senza porre ego dall’interno e giudizi dall’esterno, e ho impiegato molti anni per capire di dover lasciare fluire liberamente ciò che sgorgava generoso e libero da dentro di me, incurante del fatto che potesse non appagare le aspettative altrui. A volte alle persone intorno a noi non piace un eventuale nostro cambiamento, anche se fosse “in meglio”.

Una delle sensazioni che ogni volta mi ha colpito al termine del corso di 4 giorni DETOX Emozionale, come anche al termine di un percorso di coaching individuale, è sorprendermi del cambiamento della persona che ha seguito il processo suggerito. Il loro timore è come comportarsi al rientro a casa. Nonostante infatti ci si butti a capofitto in se stessi, senza porre dubbi, senza fare resistenze, resta a volte il timore di non essere poi apprezzati dagli altri al rientro nella vita “normale”. Superato questo pensiero… tutto cambia. Certo, il primo giorno del corso vedo quei volti che si domandano: “possibile?” quando dico loro che usciranno completamente trasformati. Anche in un percorso di coaching accade la stessa cosa: le prime sessioni sono colme di precauzioni e istinto di conservazione dei condizionamenti che li hanno portati fin lì. Poi però accade qualcosa… arriva un momento dove la persona lascia gli ormeggi… e si affida. E nei giorni successivi inizio a scorgere un lampo di luce nuovo negli occhi e sgorga una nuova gioia in loro… unita ad un desiderio di libertà: libertà di essere più vicini alla propria natura, libertà di lasciare andare vecchie maschere, vecchie strutture che ci hanno costretti a mentire a noi stessi, facendo crescere quel senso di disorientamento e malinconia che accompagna la nostra quotidianità.

Molti passaggi di “Illusioni” sono stati punti fermi nella mia vita man mano che crescevo negli anni, ma uno in particolare aveva stregato la mia attenzione; non ricordo ovviamente le parole precise, ma il concetto sì, ed è rimasto indelebile in me:

“ se ti trovi in un torrente e l’acqua è impetuosa, lascia la presa e fatti portare dalla corrente. Se tenti di afferrarti alle rocce, se fai resistenza alla corrente, verrai sbattuto da una parte all’altra sui sassi e ti farai veramente del male. Se invece ti lasci andare alla corrente, ti lasci portare dal flusso a volte impetuoso, avrai qualche livido, ma verrai portato lontano, fino a raggiungere un calmo lago o il mare”.

E’ così che ho vissuto la mia vita fin ai miei 30 anni,  cercando di afferrarmi a qualche roccia, riportando seri lividi, fino a comprendere di affidarmi al flusso della vita e dell’Universo che tutto sa, senza voler più cercare la salvezza in nessuna roccia. Sono stata spesso anticonformista e sfrontata, contestata sin dal cuore della mia famiglia di origine e da chi mi si è affiancato affettivamente nei miei primi anni.

Per buona parte della prima metà della mia vita le persone intorno a me hanno cercato di “raddrizzarmi” e ancorarmi i piedi con macigni che si sintetizzavano con un: “Questo non si fa!”. Ma io volevo arrivare a dare agli altri la traccia del percorso che via via apprendevo. Io volevo sempre di più per me, non in termini materiali, ma interiori. Io volevo la favola completa, quel senso di spiritualità profondo da dare e/o trovare negli altri che erano al mio fianco, che mi consentisse di essere me, libera di aprire le mie ali e lasciar sgorgare abbondante l’amore dentro di me e poi verso l’esterno. Ricordo spesso la metafora delle parole delle hostess negli aerei: ” in caso di depressurizzazione, prima poni la maschera sul tuo volto e poi aiuta gli altri”. Certo, se svieni, come potresti aiutare? Ecco la stessa cosa è per l’amore. Se prima non comprendi cosa significhi amare te stesso, come potrai insegnare agli altri a fare altrettanto? (Ricordi? Ne parlavo anche nel lontano 2009 qui).

Ciò che accade al termine dei percorsi formativi è proprio questo lasciar andare… ed è emozionante quando riconosco che questo processo è in atto. Mi dispiace sì lo confesso quando vedo qualcuno che invece pone dubbi, giudizio, filtra e non si lascia andare. In ogni corso c’è qualche persona così, e lo metto in conto. Ho compreso da tempo che io posso suggerire, non certo agire per gli altri. Il metodo va seguito; nessuno ti apre la mente, nessuno pone ciò che  occorre per te. Solo tu lo puoi fare. Prendere la responsabilità di te stesso è il primo passo da fare, per scegliere di agire in te giorno dopo giorno. Qualcuno mi chiede: “per quanto tempo?” Dipende dall’intensità delle tue emozioni e dalla tua continuità! C’è che lo fa in otto mesi, chi in due, chi in un giorno.

Alcuni escono dal corso pieni di nuova vita e stabiliscono di proseguire in quella direzione, altri si aspettano che sia io a continuare a sollecitarli dopo il corso, convinti che sarò io a fare il cambiamento al posto loro. Non è così! L’azione va fatta personalmente, agendo. Ma ho voluto aiutare anche in tal senso ed ecco perchè ho creato anche il corso on line, così da far sentire e riesentire quei concetti, lasciandoli entrare nel profondo, perchè coloro che DIVENTANO una nuova persona non tornano più indietro e la loro vita ha, da quel percorso in poi, quell’imprinting ben radicato e nulla sarà più come prima, generando una inaspettata e costante nuova serenità.

Alessandra Vicario

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